• lanottolarivista

La memoria al tempo del coronavirus

Siamo in quarantena.


Grandi o piccoli, tutti, stiamo vivendo un’esperienza completamente nuova della nostra vita e la stiamo affrontando nello stesso momento.

Non abbiamo le coordinate per orientarci, non abbiamo qualcuno che ci possa raccontare la sua esperienza a riguardo, non c’è un passato o una storia vicina a cui far riferimento.


Questo ci fa correre il rischio di non trovare un senso a ciò che stiamo vivendo nel qui ed ora, un senso di cui però abbiamo un bisogno intrinseco e forte.

Il significato di un’esperienza, però, può essere colto solo in maniera retrospettiva, cioè una volta che lo abbiamo vissuto, attraverso una sua interpretazione.


Ed ecco perché, ora più che mai, è importante FARE MEMORIA.


La memoria, infatti, ha tra le sue funzioni anche quella di assicurarci l’identità e la continuità del sé, oltre che permettere la costruzione di un senso comunitario.

Per assurdo le nuove tecnologie, che ci permettono di non perdere nulla, di fatto incentivano l’oblio piuttosto che il ricordo.

Abbiamo bisogno di educarci alla memoria, che non è un archivio asettico, ma un PROCESSO CREATIVO.


Come abbiamo detto, non basta vivere le esperienze: per dire di averne fatto memoria e di aver attribuito loro un significato, è necessaria una rielaborazione e questo ci pone di fronte alla necessità di compiere due azioni fondamentali: DOCUMENTARE E RIFLETTERE.


La documentazione è la prima azione, quella che va compiuta durante o immediatamente dopo l’esperienza.

È necessaria perché non tutto ciò che arriva nella nostra memoria a breve termine si va a sedimentare in quella a lungo termine: emozioni, sensazioni, pensieri ed episodi possono venire dimenticati o distorti dal tempo.


Esistono tanti modi per documentare.


Sicuramente uno tra i più efficaci e da privilegiare è quello della narrazione, in quanto ci permette di riconfigurare la nostra esperienza creando coerenza, ordine e senso di fronte alla “turbolenza caotica” che caratterizza la nostra vita, specialmente in questo periodo.


Questa situazione di isolamento e distanza sociale, sotto un certo punto di vista, potrebbe addirittura essere terreno fertile per avvicinarci a una educazione alla narrazione interiore che ha come alleati i tempi distesi, il piacere della solitudine e il silenzio.


Vediamo quindi alcuni modi possibili - attraverso la narrazione e non – per documentare le nostre esperienze di vita in quarantena.


I consigli che seguono possono essere adattati sia per i bambini sia per gli adulti, soprattutto ora che stiamo attraversando questa particolare situazione, ma validi anche per qualunque altro momento della nostra vita.



1) CREARE UNO SPAZIO DEDICATO


Può essere una scatola, o un grande libro (anche su ispirazione dei bullet journal che sono molto gettonati negli ultimi tempi), che vi invito a decorare, costruire, personalizzare. Sconsiglio di utilizzare uno spazio di archiviazione digitale: la fisicità e la caratterizzazione dell’oggetto sono importanti e concorrono alla formazione della memoria.


2) NARRA DI TE


Segna le date, cosa è accaduto nel mondo, nella tua famiglia e a te, come ti sei sentito, appuntati le tue riflessioni, le tue idee in merito a quello che sta avvenendo, segna le cose più belle che hai scoperto durante la quarantena e che vuoi riprometterti di non dimenticare e fatti una lista di buoni propositi per il futuro.


Puoi farlo attraverso il tipo di scrittura che più senti tuo, come un diario giornaliero oppure liberi flussi di coscienza meno strutturati, o unendo parole e immagini.

Possono essere interessanti anche dei video-diari ma sento di consigliarveli solo come un’integrazione, e non una sostituzione, alla scrittura, a meno che voi non ne abbiate preparato prima un copione scritto.


La pianificazione, la scelta delle parole e dei termini, infatti, sono elementi molto significativi all’interno del racconto di sé e questo aspetto, nel momento in cui parlo invece che scrivere, viene decisamente meno.


Come afferma Duccio Demetrio, filosofo dell’educazione all’Università degli studi di Milano-Bicocca, fondatore e direttore della Libera Università dell’Autobiografia di Anghiari e della Società di Pedagogia e Didattica della Scrittura: “la scrittura è un’attività impegnativa che esprime un attaccamento alla vita, una caparbia voglia di non dimenticarsi di esistere pur nei momenti peggiori”. (D. Demetrio, Educare è narrare. Le teorie, le pratiche, la cura, Mimesis, 2012)


3) REALIZZA E CONSERVA RICORDI


Inserisci nel tuo libro o nella tua scatola fotografie (meglio se stampate), filmati (in chiavette o CD), disegni che hai fatto tu o qualcun altro.


Non esistono regole: custodisci tutto ciò che ritieni sia significativo.


Possono essere prodotti che hai realizzato tu (le foto di un compleanno, di una ricetta che hai sperimentato per la prima volta, un confronto tra prima e dopo aver tagliato i capelli, oppure filmati da inviare ai nonni, alle maestre, che hai fatto per ricordare un avvenimento come la laurea, una storia di Instagram, disegni o veri e propri quadri che hai realizzato su indicazione di qualcuno, come il professore di arte o per semplice piacere personale); oppure che ti arrivano dal mondo esterno (foto e conferenze stampa del Premier, interventi di qualche personaggio pubblico, video di sensibilizzazione o filmati virali del momento, anche ironici e divertenti, immagini delle città vuote, delle persone con indosso le mascherine, …).


Ricordati di segnare le date in cui sono stati realizzati, chi li ha fatti e appuntati bene chi è il mittente (un insegnante, un parente, un allenatore, …), e cosa c’è rappresentato.

Trascrivi i messaggi o stampa le mail che ti sono state inviate da persone care, il cui contenuto ti ha suscitato emozioni.


Abbiamo ora la seconda azione a cui dedicarci: la riflessione.


In verità, in gran parte, l’abbiamo già iniziata nel momento in cui abbiamo scelto cosa conservare e cosa scrivere nelle nostre narrazioni e, da qual momento, potrebbe non concludersi mai.

Starà a noi portare avanti il bagaglio che ci siamo costruiti pezzettino dopo pezzettino.

Ogni volta che rileggeremo o guarderemo i ricordi conservati nella nostra scatola - a breve o a lunga distanza - la nostra mente rielaborerà nuovamente i vissuti, dandogli ogni volta un senso nuovo, in base a come staremo vivendo il nostro presente.

La nostra documentazione, insomma, ci farà da strada per non perdere mai il riferimento di ciò che siamo stati e chi siamo, e i propositi che avremo prefissato durante la quarantena saranno un invito costante per mantenere legati passato, presente e futuro.


Infine, tutto ciò che avremo conservato non servirà solo per la nostra memoria personale, ma costituirà anche una ricca fonte per una memoria condivisa, collettiva e tramandata.

Ricordiamoci che quello che stiamo vivendo è un avvenimento di portata mondiale che avrà un forte impatto sulla storia dell’umanità, e noi e le nostre storie ne siamo protagonisti.



L'autrice

Sono Silvia Castagna, una maestra di scuola primaria. Sono laureata in Scienze della Formazione Primaria e da 5 anni collaboro con l’Università degli Studi di Milano–Bicocca, dove svolgo dei laboratori di didattica della matematica.

Nel tempo libero gestisco un blog e una pagina Instagram ("Chi legge vola") dove recensisco libri per bambini e albi illustrati e condivido le mie esperienze scolastiche.

Account instagram: @chi_legge_vola

L'illustratore

Sono Andrea Prandoni, mi sono laureato in Pittura e mi sto specializzando in illustrazione. Grazie a "Nel paese dei mostri selvaggi" mi sono avvicinato alla realtà degli albi illustrati, scoprendo una dimensione capace di coniugare narrativa e immagini. Oltre a realizzare illustrazioni e a portare avanti un percorso di ricerca artistica personale, mi dedico allo studio degli albi e della loro grammatica interna ed espressiva.

Account instagram: @andrea_prandoni

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