• lanottolarivista

Fuori dall'aula!


Fuori!”


Quante volte abbiamo sentito, sotto forma di minaccia, questa espressione da parte di qualche insegnante?

Uscire dall’aula è spesso sinonimo di punizione e castigo.


Oggi, però, questa espressione può assumere un senso tutto nuovo: uscire può essere una grande possibilità e una condizione per aspirare al benessere.


L’outdoor education, che a livello pedagogico non è certo una scoperta dell’ultimo minuto, oggi si presenta come una possibile risposta alle difficoltà e ai limiti con cui dobbiamo fare i conti per contrastare la diffusione del virus SARS-CoV.


Ciò non significa che dobbiamo approcciarci a questa modalità educativa solamente nel bel mezzo di una emergenza sanitaria, anzi può rivelarsi un trampolino di lancio per la nostra quotidianità.


Perché, secondo la letteratura e gli studi nell’ambito, la didattica all’aperto è da considerarsi positiva e auspicabile?

Juliet Robertson (J. Robertson, Sporchiamoci le mani. Attività di didattica all’aperto per la scuola primaria, Erickson, 2018), consulente in materia di formazione e specializzata nella didattica all’aperto, ce lo riassume in questi cinque brevi punti:

  • migliora i risultati in alcune materie specifiche;

  • ha un impatto positivo sulla salute e sul benessere dei bambini;

  • contribuisce alla crescita di cittadini responsabili, che sapranno apprezzare la natura per tutta la vita;

  • migliora le capacità sociali e comunicative dei bambini;

  • permette di capire concretamente il concetto di “sviluppo sostenibile”.


Affinché tutte queste cose avvengano, però, non basta mettere i bambini fuori: dobbiamo stare attenti a non cadere nel tranello di associare alla natura uno stato di selvatichezza e soprattutto sregolatezza.


L’educazione ha sempre bisogno delle sue regole, meglio se concordate tra tutti gli attori, adulti o bambini che siano.

L’outdoor education non prevede di lasciar fare al bambino tutto, quando vuole e come vuole, ma richiede la presenza attenta e premurosa dell’adulto, che assume così il ruolo di guida e di accompagnatore alla scoperta del mondo esterno.


Inoltre, è bene far presente, che l’educazione all’esterno non deve essere vista in contrapposizione netta a quella più tradizionale che si svolge all’interno.

L’una e l’altra possono coesistere in un dialogo nel quale ogni esperienza si interseca e si rafforza a vicenda.


Ricordiamoci che qualsiasi ambiente classe può assumere un grandissimo valore affettivo e di appartenenza per i bambini, stimolando la motivazione e l’apprendimento.



Ma entriamo nella pratica rispondendo ad alcune domande che, di fronte al desiderio di iniziare a praticare l’outdoor education, sorgono spontanee.



1) DOVE USCIRE?


Non vi è dubbio che, pensando all’educazione outdoor, l’immagine che ci appare spontaneamente nella testa è quella di un ambiente il più possibile naturale e lontano dalle trasformazioni antropiche dell’uomo.


Questo perché uno degli obiettivi è quello di mettere a contatto i bambini con quegli ambienti che, al giorno d’oggi, spesso vengono ignorati a favore di proposte più strutturate e guidate.

Ben vengano quindi boschetti, pratoni, collinette, lungofiumi, ma anche il giardino della scuola, se presente.

La cosa sorprendente di questi ambienti è che, nella loro apparente semplicità, nascondano dinamiche ricche, complesse e spesso addirittura sorprendenti.


Questo non significa, però, che l’outdoor education possa essere praticata solo da chi vive in zone rurali.

Anche l’ambiente urbano, inclusi i parco-giochi, può rappresentare un luogo aperto per stimolare nei bambini curiosità e scoperta: da un’altalena possono studiare la forza e il moto oscillatorio, dai percorsi stradali l’orientamento, dal mercato settimanale la compravendita, …


2) QUANDO E QUANTO USCIRE?


Decidere di praticare l’outdoor education, cambiando il proprio approccio, non è una cosa semplice, neanche per chi si sente molto motivato. Questo perché ogni cambiamento ha bisogno di tempo per poter essere rodato e per potersi sedimentare.


Non abbiate paura di far le cose con calma e gradualità: partite con un’uscita alla settimana, per poi incrementare non appena vi sentirete pronti.


Certamente la seconda parte dell’anno con l’aumento delle ore di Sole e delle temperature aiuterà.

Cercate di uscire sempre, seguendo il calendario che vi siete prefissati. Non è necessario trascorrere un’intera giornata all’esterno, ma è importante dedicare tempi adeguati e funzionali, che permettano all’attività di assumere un senso per i bambini.


3) COME USCIRE?


È importante essere tutti preparati, soprattutto nell’abbigliamento.


Quando fa caldo è certamente più semplice, ma non sottovalutiamo che con alte temperature è necessario avere delle accortezze: avere un cappellino per il sole, la crema solare e una borraccia d’acqua da portare con sé.


Con il freddo è importante avere calze calde e scarpe impermeabili, un abbigliamento stratificato, berretta, guanti e sciarpa.


Se a inizio anno volete intraprendere questo nuovo percorso coi bambini, raccontate ai genitori il tipo di proposta didattica che avete in mente e chiedete loro di mettere a disposizione dei figli il necessario per le uscite. Come organizzarsi praticamente lo si può concordare insieme, per esempio lasciando a scuola l’abbigliamento stagionale se lo spazio lo permette, oppure richiedendolo nella singola giornata, secondo un calendario condiviso.


Tra i grandi crucci di sempre, annoverati anche tra le preoccupazioni principali dei genitori, ci sono sicuramente i famosi “e se prende freddo e si ammala?” e soprattutto “e se piove?”.


Cerchiamo di non farci fermare da questo: pensiamo all’esempio dei paesi nordici, dove l’attività all’aperto è una routine consolidata, seppur le temperature siano significativamente inferiori rispetto alle nostre.


Il freddo di per sé non fa per forza ammalare i bambini, anzi spesso è una componente che può rinforzare il fisico. Ciò a cui dobbiamo prestare attenzione sono i cambi e gli sbalzi di temperatura.


Per quanto riguarda la pioggia, il rischio è legato al restare bagnati a lungo: se quindi ci premuniamo di mantelle, stivali, cappellini impermeabili e un eventuale cambio per il rientro, dovremmo sentirci tranquilli di poter sperimentare anche con il brutto tempo.


Chiaramente il buon senso è sempre il miglior metro di giudizio: con forti piogge e scariche di vento l’uscita non è certo consigliata.


4) COSA FARE?


  • OSSERVAZIONE DELLE NUVOLE (arte, scienze, italiano): si osservano a pancia in su le nuvole, si fotografano, si disegnano le sagome su un foglio di acetato e si rielaborano lasciandosi trasportare dalla fantasia. Si possono inventare storie a partire dalle immagini create. Come si muovono le nuvole e come cambiano forma con il trascorrere del tempo?

  • RACCOLTA DEI TESORI (scienze, matematica, musica, arte, tecnologia): si cercano e si raccolgono sassi, foglie, pigne o rami per individuarne le caratteristiche - la forma, il peso, la lunghezza - poi si catalogano e si ordinano a livello spaziale. Si possono costruire attrezzi e verificarne la funzionalità.

  • PROGETTISTI DI SPAZI APERTI (geometria, geografia, ed. civica): si esplora lo spazio del giardino. Quali strategie si possono utilizzare per misurarlo? Come posso riprodurlo su un foglio? Inoltre si può progettare un'area giochi o un orto.

  • ORIENTEERING (geografia, ed. motoria, ed. civica, inglese): ci si orienta e si seguono dei percorsi suggeriti con una carta della città, individuando i punti di riferimento e spostandosi nello spazio rispettando le regole della strada. Si può immaginare di dover aiutare un turista straniero e comunicare solo in lingua inglese.


Se siete interessati ad approfondire l’argomento dell’educazione outdoor vi consiglio due testi. Il primo più riflessivo e “teorico” e l’altro molto pratico con consigli, spunti ed esempi di attività:

  1. M. Guerra (a cura di), Fuori. Suggestioni nell’incontro tra educazione e natura;

  2. FrancoAngeli, 2015- J. Robertson, Sporchiamoci le mani. Attività di didattica all’aperto per la scuola primaria, Erickson, 2018.



L'autrice


Sono Silvia Castagna, una maestra di scuola primaria. Sono laureata in Scienze della Formazione Primaria e da 5 anni collaboro con l’Università degli Studi di Milano–Bicocca, dove svolgo dei laboratori di didattica della matematica.

Nel tempo libero gestisco un blog e una pagina Instagram ("Chi legge vola") dove recensisco libri per bambini e albi illustrati e condivido le mie esperienze scolastiche.

Account instagram: @chi_legge_vola

L'illustratore


Sono Andrea Prandoni, mi sono laureato in Pittura e mi sto specializzando in illustrazione. Grazie a "Nel paese dei mostri selvaggi" mi sono avvicinato alla realtà degli albi illustrati, scoprendo una dimensione capace di coniugare narrativa e immagini. Oltre a realizzare illustrazioni e a portare avanti un percorso di ricerca artistica personale, mi dedico allo studio degli albi e della loro grammatica interna ed espressiva.

Account instagram: @andrea_prandoni

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